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Sistema degli oppioidi endogeni e Disturbo borderline di personalità

ragazza piangeSecondo Bandelow, Schmahl et al. (2010) alcuni sintomi caratteristici del Disturbo borderline di personalità (BPD), come le condotte auto lesive, le restrizioni dal cibo, i comportamenti aggressivi e la ricerca continua di stimoli estremi possono essere visti come risultanti di una disfunzione del sistema degli oppioidi endogeni. Il soggetto farebbe fronte a questa disfunzione incrementando il livello di endorfine disponibili.
Spesso, lo stato di inquietudine o l’umore depressivo è associato dalle stesse persone ad una condizione avvertita come “dolore interno”.
Stanley e Siever (2010), così come Prossin (Prossin et al. 2010) sottolineano il ruolo del sistema degli oppioidi anche nella gestione del sentimento del dolore e nel deficit di funzionamento sociale tipici dei pazienti con Disturbo borderline di personalità. 
Sappiamo che la classe degli oppioidi endogeni (endorfine, encefaline, dinorfine e nocicettine/orfanine FQ antagoniste), agisce su un sottotipo di recettori proteici, tra cui i recettori dei μ-oppioidi, di cui è nota la funzione analgesica. 
Gli autori suggeriscono un particolare coinvolgimento di questo sistema di recettori nella regolazione affettiva e sociale associata col disturbo borderline di personalità, mediando la disposizione di vulnerabilità interpersonale e la sensazione di “dolore intrapersonale” tipico di questo disturbo. Gli autori propongono un modello di comprensione del disturbo alla luce della vulnerabilità o disregolazione del sistema degli oppioidi, postulandone una bassa attività basale e una compensatoria ipersensibilità dei recettori μ-oppioidi. Questa porterebbe a una risposta intensificata a seguito di aumenti transitori di oppioidi, conseguente agli stimoli dolorosi. Gli autori riportano come bassi livelli di oppioidi basali riflettano una sensazione soggettiva di “morte interna”, disforia cronica e mancanza di un senso di benessere, tutte caratteristiche del disturbo borderline di personalità. Sottolineano, inoltre, come questo tipo di pazienti tendano ad abusare di rimedi per il dolore su base oppiacea, e riportano come il naltrexone, un antagonista degli oppioidi, abbia buoni risultati terapeutici nei soggetti borderline autolesionisti. 
A seguito di questi dati sperimentali e delle conseguenti interpretazioni, New e Stanley (2010) sono arrivati alla formalizzazione di un modello teorico di comprensione dei principali sintomi del Disturbo borderline di personalità, sulla base di una disfunzione del sistema degli oppioidi endogeni.

Il dubbio che viene da porsi riguarda la prospettiva attraverso cui leggiamo questi dati.
La disfunzione del sistema degli oppioidi nelle persone con questo disturbo è la causa o la conseguenza di una determinata maniera di sentirsi di queste persone?
Sono i bassi livelli di oppioidi a determinare una sensazione soggettiva di “morte interna” o è una maniera di far esperienza di queste persone, continua e costante, in cui è l’emotività negativa diffusa ed il costante utilizzo di sostanze oppiacee a determinare lo squilibrio bio-chimico riportato da questi studi?
Questa seconda prospettiva, porterebbe a leggere la disfunzione del sistema degli oppioidi in queste persone,  non come la causa ma come il manifestarsi di una particolare maniera di sentirsi del soggetto, reiterata nel tempo. La comprensione del “come” queste persone facciano esperienza di sè, nei vari contesti, tanto da determinare una modificazione degli equilibri fisiologici, è ciò che darebbe forma a questi dati, calandoli nell’esperienza reale dei soggetti.
Il dubbio resta aperto..

psicologia post razionalista

Giornata di studio IPRA (Istituto di Psicoterapia Post-Razionalista)

5 Ottobre 2012

Aula Magna Università degli Studi di Bari “A. Moro”

Fobie, ipocondrie e consapevolezza interocettiva