Archivio mensile:maggio 2013

Sistema degli oppioidi endogeni e Disturbo borderline di personalità

ragazza piangeSecondo Bandelow, Schmahl et al. (2010) alcuni sintomi caratteristici del Disturbo borderline di personalità (BPD), come le condotte auto lesive, le restrizioni dal cibo, i comportamenti aggressivi e la ricerca continua di stimoli estremi possono essere visti come risultanti di una disfunzione del sistema degli oppioidi endogeni. Il soggetto farebbe fronte a questa disfunzione incrementando il livello di endorfine disponibili.
Spesso, lo stato di inquietudine o l’umore depressivo è associato dalle stesse persone ad una condizione avvertita come “dolore interno”.
Stanley e Siever (2010), così come Prossin (Prossin et al. 2010) sottolineano il ruolo del sistema degli oppioidi anche nella gestione del sentimento del dolore e nel deficit di funzionamento sociale tipici dei pazienti con Disturbo borderline di personalità. 
Sappiamo che la classe degli oppioidi endogeni (endorfine, encefaline, dinorfine e nocicettine/orfanine FQ antagoniste), agisce su un sottotipo di recettori proteici, tra cui i recettori dei μ-oppioidi, di cui è nota la funzione analgesica. 
Gli autori suggeriscono un particolare coinvolgimento di questo sistema di recettori nella regolazione affettiva e sociale associata col disturbo borderline di personalità, mediando la disposizione di vulnerabilità interpersonale e la sensazione di “dolore intrapersonale” tipico di questo disturbo. Gli autori propongono un modello di comprensione del disturbo alla luce della vulnerabilità o disregolazione del sistema degli oppioidi, postulandone una bassa attività basale e una compensatoria ipersensibilità dei recettori μ-oppioidi. Questa porterebbe a una risposta intensificata a seguito di aumenti transitori di oppioidi, conseguente agli stimoli dolorosi. Gli autori riportano come bassi livelli di oppioidi basali riflettano una sensazione soggettiva di “morte interna”, disforia cronica e mancanza di un senso di benessere, tutte caratteristiche del disturbo borderline di personalità. Sottolineano, inoltre, come questo tipo di pazienti tendano ad abusare di rimedi per il dolore su base oppiacea, e riportano come il naltrexone, un antagonista degli oppioidi, abbia buoni risultati terapeutici nei soggetti borderline autolesionisti. 
A seguito di questi dati sperimentali e delle conseguenti interpretazioni, New e Stanley (2010) sono arrivati alla formalizzazione di un modello teorico di comprensione dei principali sintomi del Disturbo borderline di personalità, sulla base di una disfunzione del sistema degli oppioidi endogeni.

Il dubbio che viene da porsi riguarda la prospettiva attraverso cui leggiamo questi dati.
La disfunzione del sistema degli oppioidi nelle persone con questo disturbo è la causa o la conseguenza di una determinata maniera di sentirsi di queste persone?
Sono i bassi livelli di oppioidi a determinare una sensazione soggettiva di “morte interna” o è una maniera di far esperienza di queste persone, continua e costante, in cui è l’emotività negativa diffusa ed il costante utilizzo di sostanze oppiacee a determinare lo squilibrio bio-chimico riportato da questi studi?
Questa seconda prospettiva, porterebbe a leggere la disfunzione del sistema degli oppioidi in queste persone,  non come la causa ma come il manifestarsi di una particolare maniera di sentirsi del soggetto, reiterata nel tempo. La comprensione del “come” queste persone facciano esperienza di sè, nei vari contesti, tanto da determinare una modificazione degli equilibri fisiologici, è ciò che darebbe forma a questi dati, calandoli nell’esperienza reale dei soggetti.
Il dubbio resta aperto..
Annunci

Brutto colpo per l’APA e la sua nuova creatura..

Ormai ci siamo. E’ Maggio e, con la primavera, avremo il nuovo DSM.
Thomas Insel, Direttore dell’NIMH, afferma, senza tanti giri di parole che il DSM è “privo di validità” e che “i pazienti con disturbi mentali si meritano di più”.

L’NIMH (National Institute for Mental Health), il più grande finanziatore della ricerca sulla salute mentale del mondo, a pochi giorni dalla pubblicazione del testo lancia la sua obiezione alla revisione del DSM e alla sua stessa impostazione metodologica.

Secondo Insel è opportuno affidarsi ad un’altra maniera di fare ricerca in salute mentale e propone l’RDoC (Research Domain Criteria) come approccio alternativo per raccogliere i dati necessari per una nuova nosologia. Questo progetto si occuperà di gettare le basi per un nuovo sistema di classificazione dei disturbi mentali, partendo dal raggruppamento dei diversi disturbi attualmente classificati, in grandi categorie specifiche per dominio. Verranno raccolti i i dati che accomunano i diversi disturbi nelle aree della genetica, del neuroimaging, della fisiologia e della cognizione, per poi procedere ad un’analisi su questi grandi gruppi e non più sui singoli sintomi o sulla singola patologia.

A conclusione del suo annuncio, che suona come uno scossone di proporzioni gigantesche alle fondamenta stesse dell’APA, afferma Insel, citando due genetisti (Craddock, Owen):

“Alla fine del 19 ° secolo, era logico utilizzare un approccio diagnostico semplice che offriva una ragionevole validità prognostica. All’inizio del 21 ° secolo, dobbiamo spingere la nostra curiosità più alto. “